Adriano Olivetti: Il Futuro ha un Cuore Antico
di Mattia Amodeo
Tirocinante Liceo Scientifico “G.Galilei” di Ancona presso ISTAO
Immaginate un imprenditore che, invece di sfruttare i dipendenti per massimizzare i profitti, decide che la sua fabbrica deve avere una biblioteca enorme, asili nido gratuiti per i figli dei lavoratori, stipendi nettamente superiori alla media, cinema e concerti durante le pause. Immagina che tutto questo accada in Italia, tra gli anni ’40 e ’50, molto prima della Silicon Valley, delle multinazionali tech e dei campus ultramoderni di Google o Apple.
Quell’uomo è esistito davvero, si chiamava Adriano Olivetti, ed è stato il vero “hacker” del capitalismo moderno.
La Fabbrica del Bene: Chi era Adriano Olivetti.
Nato a Ivrea (Piemonte) nel 1901, Adriano eredita dal padre Camillo la Ing. C. Olivetti & C. S.A., la prima fabbrica italiana di macchine per scrivere. Ma Adriano non è un capo qualunque. È un intellettuale, un urbanista, un visionario. Per lui l’industria non deve solo produrre ricchezza, ma deve elevare la comunità circostante.
Sotto la sua guida, Olivetti diventa un sinonimo globale di innovazione tecnologica e bellezza. I suoi prodotti diventano veri e propri oggetti di culto:
- La Lettera 22 (1950): La macchina per scrivere portatile amata da giornalisti e scrittori (da Hemingway a Montanelli). Era leggera, colorata, bellissima. Praticamente il MacBook del ventesimo secolo.
- Il Divisumma: Un calcolatore meccanico super veloce che rivoluzionò gli uffici di tutto il mondo.
Adriano capisce prima di tutti che l’oggetto tecnologico non deve essere solo funzionale, ma deve emozionare attraverso il design e la grafica. Per questo assume i migliori artisti, designer (come Marcello Nizzoli ed Ettore Sottsass) e scrittori dell’epoca.
La Conquista del Mondo: L’Internazionalizzazione
Adriano Olivetti sa bene che la sua visione di società non può fermarsi a Ivrea. Per cambiare il mondo, bisogna giocarci. La strategia di espansione globale della Olivetti diventa un caso di studio unico.
- Le radici e il boom globale: Se già negli anni ’30 l’azienda aveva mosso i primi passi all’estero con la Hispano-Olivetti a Barcellona, è nel secondo dopoguerra che esplode l’internazionalizzazione. Tra gli anni ’40 e ’50 nascono consociate e stabilimenti produttivi in Argentina (a Merlo), Brasile (San Paolo), Messico e perfino in India (Madras).
- Il Modello Ivrea esportato: Olivetti non esportava solo macchine da scrivere, esportava una cultura. Le fabbriche all’estero venivano progettate da grandi architetti (come Marco Zanuso in Sudamerica) seguendo la stessa filosofia di Ivrea: enormi vetrate per far entrare la luce del sole, spazi umani e rispetto per la dignità del lavoratore.
- Lo sbarco a New York: Nel 1950 nasce la Olivetti Corporation of America. Il simbolo di questo trionfo fu lo storico showroom sulla Fifth Avenue a New York aperto nel 1954, progettato dallo studio di architetti italiani BBPR. Era uno spazio rivoluzionario: le porte erano sempre aperte e le macchine per scrivere erano posizionate su piedistalli gialli direttamente sulla strada, a disposizione dei passanti che potevano entrare e provarle gratis. Un concetto di retail esperienziale che Apple avrebbe replicato con i suoi Apple Store solo cinquant’anni dopo.
- Il colpo grosso: Nel 1959, Olivetti acquisisce il controllo della Underwood, il gigante americano delle macchine per scrivere che un tempo dominava il mercato. È Davide che compra Golia.
Le Sedi nel Mondo Oggi: Come sono Cambiate?
Il mercato della tecnologia corre veloce e, dopo la morte improvvisa di Adriano nel 1960, la Olivetti attraversa decenni di profonde trasformazioni societarie, passando dalla meccanica all’elettronica (creando nel 1959 l’Elea 9003, uno dei primi supercomputer commerciali al mondo), fino a entrare nel mondo delle telecomunicazioni.
Oggi Olivetti è la digital factory del Gruppo TIM (Telecom Italia). Non produce più le leggendarie macchine meccaniche, ma è focalizzata sull’Internet of Things (IoT), sui sistemi di cassa digitali evoluti, sulla cybersicurezza e sulle soluzioni per le Smart Cities.
Le storiche sedi hanno avuto destini diversi ma affascinanti:
- Ivrea, Patrimonio dell’Umanità: Nel 2018, Ivrea è stata ufficialmente dichiarata Sito UNESCO come “Città Industriale del XX Secolo”. Gli storici edifici di mattoni rossi e le architetture d’avanguardia dove lavoravano gli operai di Adriano oggi sono un museo a cielo aperto, ma ospitano ancora uffici, startup e il quartier generale della Olivetti moderna, mantenendo vivo il legame con il territorio. Altre sedi italiane chiave si trovano oggi a Milano, Roma e Bari.
- La rete globale attuale: Nel resto del mondo, Olivetti non possiede più gli immensi stabilimenti manifatturieri di un tempo. Oggi opera su scala internazionale attraverso sales agencies e distributori autorizzati presenti in tutta Europa (Germania, Francia, Regno Unito, Spagna, Austria, Paesi Scandinavi) e in Medio Oriente (come in Israele e Iraq). Questi spazi non sono più catene di montaggio, ma hub commerciali e di assistenza per software e hardware digitali destinati alle imprese moderne.
- I monumenti al design: Gli iconici negozi storici (come il negozio Olivetti in Piazza San Marco a Venezia, progettato da Carlo Scarpa, o lo spirito di quello di New York) non vendono più prodotti, ma sono tutelati come monumenti storici e artistici, visitati ogni anno da migliaia di studenti di design e architettura da tutto il mondo.
L’Influenza di Olivetti: Perché ci riguarda ancora?
Se oggi andiamo matti per lo stile minimalista dei nostri smartphone, per le interfacce pulite delle app e reputiamo fondamentale lavorare in un ambiente stimolante, il merito è anche di Adriano Olivetti.
Nel passato ha dimostrato che l’Italia poteva guidare la rivoluzione tecnologica mondiale unendo l’alta ingegneria alla bellezza estetica. Nel presente, la sua eredità è il pilastro di concetti modernissimi come la Corporate Social Responsibility (la responsabilità sociale delle aziende) e le Società Benefit (aziende che per legge devono produrre sia profitto sia un impatto positivo sulla società).
Adriano Olivetti ci ha lasciato una lezione fondamentale, utilissima per chiunque oggi voglia fare startup o inventarsi un lavoro: un’azienda non serve solo a fare soldi, ma a rendere la vita delle persone più libera, giusta e felice.









