Convegno "1992-1993. Uno spartiacque nella storia dell’Italia contemporanea" - ISTAO
Convegno “1992-1993. Uno spartiacque nella storia dell’Italia contemporanea”
Convegno

1992-1993
Uno spartiacque nella storia dell’Italia contemporanea

30 novembre – 1 dicembre 2018

Villa Favorita

Venerdì 30

Accoglienza

14.00

Pietro Marcolini
presidente dell’ISTAO
Saluti di benvenuto

Franco Amatori
presidente Istituto Storia delle Marche
Rilievi introduttivi

Il quadro politico

Giuseppe Vacca, La Repubblica dei partiti: ultimo atto
Giovanni Orsina, I nuovi soggetti politici
discutono
Alberto De Bernardi e Umberto Gentiloni Silveri

coffee break

16.30

L’impatto di “tangentopoli”

Luciano Violante, Il ruolo della magistratura
Marco Gervasoni, Il costo della politica
discutono
Marco D’Alberti e Eligio Resta

Sabato 1

Accoglienza

09.00

La pressione del contesto internazionale

Maria Rosaria Ferrarese, Il quadro istituzionale e l’incombente globalizzazione
Barbara Curli, L’adesione al Trattato di Maastricht e l’accordo Andreatta-Van Miert
Michele Alacevich e Pierfrancesco Asso, L’attacco alla lira del settembre 1992
Iginio Ariemma, Le relazioni industriali “responsabili”
discutono:
Pierluigi Ciocca e Daniela Felisini

coffee break

11.15

La fine dello Stato imprenditore

Francesco Giavazzi, Un disegno necessario: liberalizzare e privatizzare
Roberto Artoni, Uscire dai binari della storia è pericoloso
discutono:
Pietro Alessandrini e Alfredo Macchiati

Governare la crisi

Giuliano Amato

Dibattito

Filippo Cavazzuti, Uno sguardo conclusivo

Il biennio 1992-1993 ha segnato una forte discontinuità nella storia della Repubblica. Nel sistema politico scompaiono i due partiti – la Democrazia Cristiana e il Partito socialista Italiano – che da un trentennio costituiscono l’architrave del governo del paese. Il primo è in realtà al potere da più di quarant’anni.
Con il crollo del muro di Berlino cadono anche le ragioni per escludere pregiudizialmente dalla leadership governativa il maggior partito della sinistra, il Partito Comunista Italiano – trasformato in Partito Democratico della Sinistra. Si rivela ormai inefficace anche la formula dell’arco costituzionale che esclude l’estrema destra: questa rientra in gioco mostrando una consistenza elettorale maggiore di quanto poteva vantare il Movimento Sociale Italiano.
Tutto ciò appare a molti un epifenomeno rispetto all’evoluzione di una società civile critica, vigile, attiva, desiderosa di partecipare alle sorti della cosa pubblica, che spinge la Magistratura a sfidare la corruzione per il finanziamento dei partiti. Le inchieste di quegli anni alimentano a loro volta in larga parte dell’opinione pubblica atteggiamenti con una forte connotazione “giustizialista”.
In rari momenti della storia italiana l’economia del paese è stata sottoposta a una pressione internazionale così intensa come nel biennio considerato, mentre si profila quel vero e proprio tsunami che di lì a pochissimo sarebbe stato definito “globalizzazione”. Particolarmente esigente nei confronti dell’Italia è l’Unione Europea che, per adempiere ai dettami del Trattato di Maastricht sulla moneta unica, impone le privatizzazioni e la fine di ogni sostegno pubblico alle imprese.
Nelle drammatiche giornate del settembre 1992 una forte speculazione internazionale colpisce la lira. Il governo presieduto da Giuliano Amato è costretto a imporre agli italiani una manovra da 90.000 miliardi di lire (circa 45 miliardi di euro, il 5% del Pil).
La rabbia della classe operaia si manifesta in reazioni talvolta violente anche contro i capi del sindacato, ma in pochi mesi anche questo fronte è costretto alla moderazione da un governo presieduto con autorevolezza da Carlo Azeglio Ciampi.
Crolla in questa temperie un bastione che dagli anni Trenta ha protetto l’economia italiana: lo stato imprenditore e, in particolare, l’IRI, che nel giro dei dieci anni successivi viene completamente cancellato.

Venticinque anni dopo questi avvenimenti, è tempo di affrontare la complessa eredità degli anni 1992-1993, anni troppo spesso sovra-semplificati in due slogan: il tombale “fine della Prima Repubblica” e l’irrisolto “avvio della Seconda Repubblica”.
Crediamo sia tempo di riflettere pacatamente in un confronto tra protagonisti e studiosi di quelle vicende per porle nella giusta prospettiva del passato, mentre nel presente già si annuncia frettolosamente una “nuova” cesura di facile lettura, con l’inizio della “Terza Repubblica”.

Franco Amatori e Filippo Cavazzuti

 

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